Annabella Di Stefano è una regista attenta al racconto umano e sociale. La intervistiamo per approfondire il suo sguardo autoriale e il lavoro dietro il documentario “Con i loro occhi“.
Il cinema
Cosa rappresenta per te il cinema?
Il cinema per me rappresenta il mondo delle illusioni, e in qualche modo l’ho sempre vista come un’espressione di tutto ciò che si immagina e che si può rappresentare quindi è una forma di libertà.
Come ha influito il cinema sul tuo percorso personale?
Ha influito tanto perché in realtà io ho iniziato a guardarlo che ero piccolissima ovviamente, però poi nel periodo adolescenziale guardavo sempre le commedie romantiche, queste in qualche modo mi hanno spianato, mi ha dato la via per poi fare quello che faccio oggi. Io ero innamorata di questi film e delle volte mi chiedevo se fossi innamorata più per le storie o perché mi piaceva fare i film.
E quindi ha influito tantissimo perché poi ho capito che in realtà, anche questo lo scrivevo spesso, anche se magari nella vita poi non potessi viverne una, potevo sempre rappresentarla. Quindi ho detto allora lo faccio così almeno un giorno nella vita, lo realizzerò e potrò vivere quello che realmente voglio.
Quali sono i registi che senti più affini a te dal punto di vista dello stile artistico?
Sicuramente oltre ai grandi classici, il mio regista preferito è stato Gary Marshall, il quale appunto sento più affine. Io sono particolarmente innamorata sia per la sua storia,sia appunto per il suo modo di essere e per quello che poi portò al cinema, che non sono nient’altro che commedie romantiche, è quello appunto a cui aspiro.
Ti occupi anche di altro oltre che di regia?
Allora sì, l’aiuto regia, quello mi piace veramente tanto. Sono anche stata segretaria di edizione e quello mi è piaciuto pure particolarmente.
“L’Africa ha bisogno di una narrazione diversa. I ragazzi non hanno raccontato la miseria, hanno raccontato la loro vita.” – Annabella Di Stefano
Invece quali sono i tuoi lavori da regista?
Mi sono trovata per caso a fare un documentario e di cui sono una regista.
Di recente hai vinto il premio per il miglior documentario al Trapani film festival. Te lo aspettavi?
No, non me lo aspettavo completamente.
Il documentario
Ci parli della realizzazione di “Con I Loro Occhi”?
Allora si, il progetto è nato per una ricerca. Sono andata in Burundi per dare 10 cellulari a 10 ragazzi e chiedere loro di raccontare il loro quotidiano. Cinque anni dopo, siccome avevo tutto questo materiale, tramite suggerimento di un amico mi disse “ma perché non li metti insieme?” Da lì poi è nato il documentario.
Come mai hai scelto di documentare proprio la situazione degli adolescenti in Burundi?
Ho fatto un seminario e parlavano di Africa. Allora mi è tornato il pallino che avevo già da tanti anni che dovevo andare in Africa e avevo scelto la Nigeria.

Poi tramite un mio carissimo amico mi invitarono una sera per il 25esimo un’associazione che anche opera in Africa e lì a fine serata l’ho salutato e gli dissi “grazie per questa bellissima serata sai, ho deciso anch’io di andare in Africa, me ne vado in Nigeria.”
E lui mi ha guardato e mi ha detto “scusami, ma perché in Nigeria? Perché non vieni da noi, non vieni in Burundi?” E da lì è partito il progetto.
Qual è stata la cosa che ti ha colpito di più quando sei andata lì a recuperare questo materiale?
Che di fronte a tutta la fame e la miseria che si possa immaginare in realtà loro stanno bene, non si piangono addosso, ecco. Quindi la loro tenacia e l’essere soddisfatti della vita che hanno quindi godere proprio di quel poco che hanno ed essere felici di questo.



Mentre tu eri in Burundi è successo qualcosa di inaspettato?
Di inaspettato c’è un ragazzo che viene da me e mi dice “voglio farlo anche io il laboratorio”. E allora io ho detto di sì. Anche se avevo pochi cellulari, lui poi si è rivelato essere più piccolo di tutti. Io ho apprezzato la sua tenacia.
E lui, montando poi il documentario dice “il tuo essere così semplice, mi ha aiutato tantissimo”. Concludendo, questa è la vera bellezza del progetto. Perché, ecco, faccio una parentesi: io raccontavo la bellezza del Burundi, non andiamo a fare denuncia sulla povertà o sulla miseria. Questo non perché vogliamo metterlo da parte ma perché hanno bisogno anche di una narrazione diversa, l’Africa ha bisogno di una narrazione diversa. Perché solitamente quello che si rappresenta è un bambino che ha fame, che sta morendo di fame, con la pancia gonfia, che soffre, perché in qualche modo vogliono stimolare l’aiuto e gli aiuti ci sono e arrivano, pertanto noi abbiamo raccontato la bellezza che accade nonostante tutto.
Questo l’ho fatto io come mestiere, per la fondazione. I ragazzi hanno comunque raccontato la loro vita e non hanno raccontato la miseria. Hanno raccontato il loro quotidiano.

Abbiamo notato che in inglese il titolo è Through the Eyes. Come mai la traduzione in italiano non è “Attraverso i loro occhi”? C’è una storia dietro o è semplicemente un adattamento linguistico che avete trovato più opportuno?
È nato in italiano, con i loro occhi, Il progetto si chiama Progetto Media Sociale e poi ho dato un sottotitolo con i loro occhi. La trasposizione è stata fatta in inglese. Adesso in inglese, perché la piattaforma mi indicava di inserirlo in inglese sarebbe capito meglio perché con i loro occhi è troppo specifico uno straniero fondamentalmente non ci arriva al significato allora ho dovuto tradurlo in inglese. With the Eyes era proprio brutto, nel senso non mi piaceva allora ho fatto Through in modo tale che desse più l’intenzione di quello che poi rappresentiamo.
Pensi che il cinema siciliano abbia la giusta visibilità? Se no, come potrebbe migliorare la situazione dal tuo punto di vista?
Secondo me il cinema siciliano ha fatto passi da gigante siamo soltanto all’inizio secondo me come inizio è quasi un’esplosione perché hanno girato comunque film come Il Gattopardo nel senso sono andati a recuperare i grandi classici e li hanno rappresentati. questo ha mosso anche sotto il profilo del turismo, un boom fondamentalmente perché è arrivato un po’ in tutto il mondo. Quindi abbiamo dei film che sono arrivati ovunque e alla Sicilia l’hanno portata in alto fondamentalmente e sono certa che andando avanti così andrà sempre a migliorare quindi sono abbastanza soddisfatta di questo, sono contenta per la mia terra fondamentalmente.
Quindi come pensi che evolverà il cinema siciliano nei prossimi anni? Hai una visione positiva?
Assolutamente sì!

Allora di recente sono stati fatti dei tagli alla cultura cinematografica. Tu che cosa diresti ai giovani che si sentono magari scoraggiati per la situazione cinematografica italiana/siciliana?
Io consiglio sempre di fare quello che si sente. D’altro canto però, se guardiamo il lato economico, è un lavoro precario. Se non arrivi a determinati livelli non ci campi, o meglio, puoi prendere un progetto, fare davvero tanti soldi e poi stare sei mesi fermo che economicamente magari se riesci a gestirti bene, però poi si entra un po’ in questa situazione di stasi dove il nostro cervello le pensa tutte, quindi varia in base poi al carattere della persona. O la prende bene o la prende proprio male, quindi bisogna essere tenaci.
E quindi io suggerisco di fare sempre qualcos’altro, magari investire in un’attività che poi può andare da sola, in modo tale che in qualche modo possa nei periodi no darti un risveglio. Almeno hai sia qualcosa da fare ma anche qualcosa di cui campare.
Chi è?
Annabella Di Stefano è una regista appassionata di commedie romantiche e autrice di Con i loro occhi, un documentario che racconta la realtà di alcuni ragazzi del Burundi.

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