Scheda Tecnica
- Regia: In guerra per amore
- Anno di produzione: 2016
- Durata: 1h39m
- Categoria: lungometraggio
- Genere: commedia, sentimentale, storico e biografico
- Cast: Pierfrancesco Diliberto, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto, Maurizio Marchetti, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna e Antonello Puglisi
- Produzione: Wildside con Rai Cinema
Sinossi
New York, 1943. Arturo Giammarresi è un lavapiatti palermitano che sogna di sposare la bella Flora. Il loro amore è però ostacolato dallo zio di lei, che l’ha già promessa al figlio di un boss mafioso. L’unica speranza per Arturo è ottenere la benedizione del padre di Flora, rimasto in Sicilia. Per raggiungerlo, Arturo compie un gesto folle: si arruola nell’esercito americano, pronto a sbarcare nell’isola per liberarla dai nazifascisti. Mentre il soldato innamorato attraversa la guerra spinto solo dai sentimenti, intorno a lui la Storia prende una piega inquietante. Per facilitare l’avanzata ed evitare perdite, i servizi segreti americani stringono un patto con Cosa Nostra, liberando vecchi boss come Don Calò Vizzini e affidando loro il governo delle città liberate. Arturo si ritroverà così testimone involontario di un paradosso storico: la democrazia arriva a braccetto con la mafia, segnando il destino della Sicilia futura con un’eredità pesante, nonostante il trionfo dell’amore.
Perché guardarlo? Il commento di Synema
Pif compie un salto di qualità impressionante, passando dal racconto intimo di La mafia uccide solo d’estate a un affresco storico ambizioso e politicamente scorretto. Sotto la superficie di una commedia romantica agrodolce, che strizza l’occhio a Forrest Gump e alla poetica di Chaplin, si nasconde un atto d’accusa durissimo: il film svela senza mezzi termini il ‘peccato originale’ della Repubblica Italiana.
Il candore disarmante del protagonista Arturo diventa la lente perfetta per smascherare l’ipocrisia della Realpolitikamericana: la liberazione dal nazifascismo è avvenuta al prezzo di un patto col diavolo, rimettendo sul trono quei boss mafiosi che il fascismo aveva confinato. Pif non fa sconti a nessuno, mostrando come la democrazia sia stata ‘inquinata’ alla fonte. È un film che diverte con garbo ma lascia lo spettatore con un senso di indignazione profonda, rendendo pop e accessibile una pagina di storia spesso rimossa dai libri di scuola. Da vedere per capire l’oggi guardando al 1943.




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